
Commento dell’ Avv. Zaina alla sentenza n°25674/2011 della IV sez. della Corte di Cassazione
La sentenza, che si commenta, conferma l’opinione – più volta espressa da chi scrive – che gli indirizzi giurisprudenziali che riguardano la rilevanza penale della coltivazione di piante che possano produrre sostanze stupefacenti, risultano, allo stato attuale, tutt’altro che pacifici ed univoci.
La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione, infatti, rompe il fronte della giurisdizionale di legittimità (sino ad oggi granitico e costante nell’affermare sic et simpliciter l’illiceità penale della condotta coltivativa) e coglie l’occasione per porre l’accento sullo specifico elemento dell’offensività dell’azione, inteso quale discrimine fra fatto-reato e fatto-non reato.
La sentenza segna, pertanto, un primo, seppur timido, passo di allontanamento rispetto a quelle più conservatrici e radicali posizioni assunte dalla giurisprudenza, le quali hanno trovato la loro massima espressione nella nota sentenza delle SS..UU., 24 Aprile-10 Luglio 2008 n° 28605.
Con tale pronunzia veniva negata, infatti, ogni distinzione fra la coltivazione domestica e coltivazione agraria, categorie fattuali che erano state elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza, onde potere operare una concreta distinzione fra condotte che presentavano – guarda caso – proprio stimmate di offensività tra loro evidentemente e sostanzialmente differenti.
Pur con grande prudenza, la sentenza che si commenta evidenzia, infatti, come proprio questo negativo pronunziamento delle SS.UU. si sia soffermato, con specifica attenzione, proprio sul tema dell’offensività, conferendo al medesimo, rilevante importanza.
La Quarta Sezione, quindi, attraverso un’esposizione articolata di vari esempi normativi nei quali emerge la strategicità del concetto di offensività, dimostra, però. di avere iniziato un’opera di recepimento e metabolizzazione dell’insieme delle considerazioni formulate in plurime sentenze pronunziate dai giudici di merito sull’argomento.
Va, infatti, detto che, nonostante il distinguo sopra richiamato, le SS.UU. avevano tassativamente confinato la coltivazione all’interno del recinto dell’illecito penale, disattendendo, così, il principio, in base al quale si evocava la necessità di una verifica effettiva e reale della sussunzione della condotta coltivativa nella parte precettiva della norma incriminatrice.
L’importanza della pronunzia della Quarta Sezione consiste, quindi, nell’avere privilegiato non già un dato astratto (il divieto precettivo assoluto della coltivazione), bensì un riferimento concreto che è relativo alla idoneità del prodotto della coltivazione a produrre effetti droganti. More